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Con una recente ordinanza (n. 6334 del 15 luglio 2020) il Tribunale di Napoli ha negato la convalida di uno sfratto intimato dal locatore di un immobile commerciale ritenendo, altresì, insussistenti i presupposti per emettere l’ordinanza provvisoria di rilascio exart. 665 c.p.c.. Nello specifico le ragioni ostative all’emissione del provvedimento per il giudice sono da rintracciarsi nella corresponsione da parte del conduttore di parte dei canoni intimati (successivamente alla notifica dell’atto introduttivo) e nella circostanza che alcuni dei canoni versati erano relativi alle mensilità di lockdown. Più in generale l’ordinanza in esame ha ritenuto il lockdown“grave motivo” che di fatto impedisce l’emissione

Con sentenza n. 19596 del 7 luglio 2020 (depositata in cancelleria il successivo 18 settembre), le Sezioni Unite della Suprema Corte si sono pronunciate sul tema dell’individuazione della parte (tra opponente o opposto) tenuta a promuovere la procedura di mediazione del giudizio di opposizione a decreto ingiuntivo. Sul punto la giurisprudenza della Corte di Cassazione si era fin ora pronunciata in modo difforme: i) da un lato, alcune pronunce (e, su tutte, la sentenza n. 24629/2015, espressamente citata nella pronuncia in commento) ritengono che, essendo l’opponente il soggetto interessato alla proposizione del giudizio di cognizione, è su di lui che dovrebbe gravare

Con una recente ordinanza (n. 1099 del 20 gennaio 2020) la Corte di Cassazione si è pronunciata sul tema dell’efficacia riflessa della sentenza passata in giudicato resa tra il creditore e uno dei condebitori solidali (v. art. 1306 c.c.). Nel caso di specie, il ricorrente (condebitore in solido condannato, con sentenza passata in giudicato, al pagamento nei confronti del creditore), ha agito in giudizio proponendo azione di regresso nei confronti degli altri coobbligati in solido e chiedendo (invocando l’efficacia riflessa, nel giudizio di regresso, della sentenza resa tra esso ricorrente ed il creditore) il pagamento in suo favore, a titolo di

Con due recenti ordinanze, il Tribunale di Venezia ed il Tribunale di Roma si sono pronunciati in materia di Covid-19 e locazione di immobili ad uso commerciale.  Di seguito un commento alle due ordinanze. Il Tribunale di Venezia, con ordinanza 28 luglio 2020, ha respinto l’istanza di rilascio introdotta dal locatore in ragione della morosità accumulata dal conduttore nel periodo c.d. di lockdown. In primo luogo il Giudice (confermando una linea interpretativa che pare, oramai, ricorrente) osserva che la chiusura dell’attività da marzo a maggio 2020 non integra ipotesi di impossibilità assoluta di godimento dell’immobile ma, piuttosto, di “impossibilità soltanto parziale, dal momento

Con una recente ordinanza (n. 15445 del 21 luglio 2020), la Suprema Corte si è pronunciata sulla fattispecie del c.d. “abuso del processo”. Nel caso di specie, il ricorrente proponeva opposizione tardiva a un decreto ingiuntivo per poi, a fronte del rigetto dell'opposizione da parte del Tribunale, adire direttamente la Suprema Corte. Per tale ragione, quest’ultima rilevava, in primo luogo, l’inammissibilità del ricorso “perché la sentenza era, evidentemente, appellabile, trattandosi di decisione resa in primo grado e non ricorrendo in caso di immediata ricorribilità in Cassazione”. Venendo più nello specifico al tema dell’abuso del processo, l’ordinanza in commento (richiamando anche precedenti recenti

Con sentenza dello scorso 27 marzo (n. 2211/2020), la Corte di Cassazione si è pronunciata in tema di compravendita di quote sociali ed, in particolare, sulla garanzia convenzionale prestata da un terzo in favore degli acquirenti. Sul punto, la Suprema Corte ha espressamente ritenuto la domanda proposta dagli attori priva di fondamento, non rilevando la prova dell’esistenza dei presupposti di operatività della garanzia convenzionale da questi invocata. Tale garanzia convenzionale – avente ad oggetto l’assenza di passività ulteriori rispetto a quelle dedotte nel contratto di cessione – può essere, invero, validamente invocata solo se gli acquirenti dimostrano l’effettivo danno subìto. Così si

A distanza di pochi giorni dalla pubblicazione in Gazzetta Ufficiale della Legge 17 Luglio 2020, n. 77, di conversione del c.d. Decreto Rilancio (D.L. 19 maggio 2020, n. 34), un breve commento sulla disposizione relativa al “marchio storico di interesse nazionale”. Si tratta dell’art. 43 del Decreto Rilancio (rimasto sostanzialmente invariato anche a seguito della conversione del Decreto in Legge), con il quale viene istituito – al fine di salvaguardare i livelli occupazionali nonché di consentire la prosecuzione dell'attività d'impresa – un Fondo “finalizzato al salvataggio e alla ristrutturazione di imprese titolari di marchi storici di interesse nazionale iscritte nel registro

Con una recente pronuncia (n. 8034 del 22 aprile 2020), la Corte di Cassazione si è pronunciata sul tema della rilevabilità d’ufficio della avvenuta transazione della lite. In particolare, la Corte, ha espressamente affermato che “l’intervenuta transazione della lite determina l’obiettivo venir meno dell’interesse della parti alla pronuncia giurisdizionale”. Tale carenza d’interesse è altresì rilevabile dal Giudice adito, anche d’ufficio. Venendo più nello specifico al caso di specie, la Suprema Corte ha ritenuto che la pronuncia della Corte d’Appello di Genova fosse viziata da un “insanabile contrasto fra motivazione e dispositivo (…)”. E ciò in quanto – pur dando conto del fatto

Con due recentissime ordinanze (n. 7559 del 27 marzo 2020 e n. 9147 del 19 maggio 2020), la Corte di Cassazione si è pronunciata sul tema del diritto all’oblio (i.e. “il giusto interesse di ogni persona a non restare indeterminatamente esposta ai danni ulteriori che arreca al suo onore ed alla sua reputazione la reiterata pubblicazione di una notizia in passato legittimamente divulgata”, Cass., ord. n. 7559/2020, nella quale è espressamente richiamata Cass. n. 3679/1998), e sulle differenze che intercorrono con il diritto alla riservatezza. Secondo gli Ermellini (Cass. ord. n. 9147/2020): “il diritto all'oblio, a differenza del diritto alla riservatezza,

Il Tribunale di Roma si è pronunciato lo scorso 29 maggio in tema di affitto di azienda, con particolare riferimento alla rimodulazione del canone, nel caso di temporanea chiusura delle attività commerciali dovuta alle misure adottate per contenere il diffondersi della pandemia da Covid-19. Nel caso di specie, l’affittuaria di un ramo d’azienda (inserito in un centro commerciale) ha promosso un procedimento cautelare ex art. 700 c.p.c. nei confronti della proprietaria, chiedendo al Giudice adito: di sospendere l’obbligo di corrispondere tutti gli oneri derivanti dal contratto di affitto di ramo di azienda per il periodo di 6 mesi dal deposito del